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Di cosa ci occupiamo

Le Comunità Terapeutiche Il Montello di Serravalle Scrivia (AL) si occupano del trattamento residenziale di persone con disagio psichico anche associato a dipendenza da sostanze psicotrope .

 
   

 

Descrizione del modello di clinica adottato

Le Comunità Il Montello conducono i trattamenti dei propri ospiti seguendo l'orientamento freudiano secondo l'insegnamento di Jacques Lacan, con particolare attenzione alla clinica della psicoanalisi applicata, così come viene trasmessa dalle istanze formative della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi.

I principi ispiratori sono quelli enunciati da Jacques Lacan nell'Atto di Fondazione dell' École Française de Psychanalyse del 21 giugno 1964.

Ripresi e rielaborati nel corso di questi anni dall'Associazione Mondiale di Psicoanalisi, con particolare riferimento all'applicazione del trattamento nelle istituzioni, tali principi possono così riassumersi:

•  Promozione della salute dell'individuo, intesa non tanto come adeguamento alla domanda sociale, quanto piuttosto come risposta all'urgenza soggettiva;

•  Trattamento del disagio che, nel rapporto con un “altro istituzionale” regolato, possa tradursi in una differente modalità di implicazione dell'individuo nel legame sociale.

 

Le Comunità Terapeutiche Il Montello si articolano, all'interno della stessa struttura, in due comunità:

Comunità di tipo A

La comunità terapeutica di tipo A - della rete di servizi di M.A.C.S. Srl – può ospitare fino a dieci pazienti. Tali soggetti, che vengono accolti nella fase acuta dello scatenamento della patologia, presentano una prevalenza di diagnosi di disturbo di personalità grave, di psicosi, di disturbo psichiatrico associato all'utilizzo di uso di sostanze stupefacenti (“doppia diagnosi”) , dipendenze da sostanze stupefacenti, da cibo, da farmaci, ecc.

E' previsto un tempo di permanenza di non oltre 24 mesi.

Comunità di tipo B

La comunità terapeutica di tipo B - della rete di servizi di M.A.C.S. Srl – può ospitare fino a venti pazienti, prevalentemente con diagnosi di psicosi, oligofrenie e deficit neurologici lievi, per i quali è previsto un percorso istituzionale che prevede un periodo mediamente superiore ai 2 anni.

In entrambe le Comunità vengono accolti soggetti provenienti dalle istituzioni penitenziarie e dagli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

In questo legame tra psichiatria e giustizia, la pratica che si svolge presso le Comunità Il Montello è orientata al fatto che ciascun soggetto venga implicato nella cura non tanto (e non solo) a partire dal passaggio all'atto commesso (del quale non sempre il soggetto sa dirne qualcosa), ma dalla ricerca delle condizioni che gli permettono una stabilizzazione delle proprie condizioni di vita che lo metta al riparo dalle situazioni che lo hanno portato a commettere il reato.

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Descrizione del servizio

Il programma terapeutico

Le comunità terapeutiche nascono per occuparsi di soggetti le cui modalità di legame non consentono un trattamento ambulatoriale da parte delle istituzioni preposte alla cura, anche se questi soggetti non si possono considerare così “gravi” da non permettere, un tempo variabile, da trascorrere in un luogo con finalità terapeutiche, in cui il trattamento possa consentire la realizzazione di quello che viene comunemente chiamato “progetto riabilitativo teso a permettere un reinserimento sociale”.

Secondo l'insegnamento della psicoanalisi lacaniana applicata al lavoro nelle istituzioni, parlare di “socializzazione” richiama la modalità con cui, per ciascun soggetto, si mette in atto nella relazione con l'Altro. E' questa la finalità dei trattamenti: consentire a ciascuno di implicarsi nei legami sociali, attraverso modalità di relazione che consentano di arrivare ad una condizione di stabilizzazione.

Pazienti che, per la gravità della loro patologia, sono stati trattati attraverso interventi che mirano al mero assistenzialismo, hanno potuto, per loro scelta e dopo opportuna valutazione da parte dell'equipe del tempo di trattamento, sperimentarsi in situazioni e relazioni il cui grado di stimolazione ha consentito a ciascun soggetto di poter mettere in atto uno stile di vita più vicino possibile a quello della società civile

Tale finalità non è disgiunta dall''idea che il trattamento comunitario di persone con patologie come quelle che vengono accolte rappresenta solo un momento all'interno di una strategia terapeutica la cui "titolarità" è del servizio inviante e che ha una durata nel tempo molto più ampia dei 12/18 (fino a 36 per gli ospiti della comunità B) mesi di permanenza media.

Il programma è quindi elaborato d'intesa con il soggetto ospitato, e, se si producono le condizioni, con le équipe territoriali invianti e portato avanti in collaborazione con esse attraverso periodici incontri in cui ciascun paziente è invitato a testimoniare del proprio trattamento (le attività che il paziente svolge, l'eventuale terapia psicofarmacologica, là dove è ritenuto opportuno, le strategie per il reinserimento territoriale).

Attraverso la M.A.C.S. srl, le Comunità Il Montello sono convenzionate con la maggior parte delle ASL di Piemonte Lombardia e Liguria (Torino 1-2-3-4, Pinerolo, Savigliano, Alba, Asti, Alessandria, Lodi, Milano, Cinisello Balsamo, La Spezia, Savona…) nonché con alcune ASL del centro Italia (Reggio Emilia, Firenze, Roma E…); recentemente è stata stipulata una convenzione con la Regione Sardegna. E' inoltre in essere un contratto con il Ministero dell'Interno per la gestione dei pazienti inviati direttamente dagli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

M.A.C.S. srl, oltre alla gestione delle comunità il Montello, ha attivato progetti formativi orientati ad operatori del settore promuovendo ed organizzando convegni e seminari in collaborazione con le facoltà di medicina, psicologia e scienza dell'educazione delle Università di Torino, Padova, Parma e Varese. Le Comunità Il Montello sono inoltre sede di tirocinio per gli specializzandi delle succitate facoltà universitarie.

 

Progetti Individuali

A seguito dell'esperienza clinica maturata in questi anni ed alle relazioni stabilite con diversi Dipartimenti di Salute menale e Servizi per le Tossicodipendenza presenti sul territorio nazionale, M.A.C.S. srl si trova nella condizione ideale per promuovere un'espansione: i posti letto attualmente utilizzabili sono completamente occupati, dispone di una lista d'attesa, continua a ricevere richieste di inserimento.

Il percorso terapeutico di ciascun ospite, infatti, non può superare i 36 mesi: questo tempo ha la finalità, da un lato, di cercare di proteggere il paziente da una condizione di cronicizzazione istituzionale, e dall'altro, è assolutamente in linea con le indicazioni fornite dalla normativa vigente. D'altro canto progetti terapeutici di questa portata non assicurano un facile afflusso di nuovi ospiti e molto spesso le Comunità il Montello sono nella condizione di non poter accogliere, in tempi rapidi, pazienti che avrebbero al contrario necessità di brevi periodi di attesa.

Al termine dei 36 mesi, in molti casi, i pazienti avrebbero necessità di un ulteriore periodo di residenzialità offerto ad un livello di protezione inferiore, in modo che possano gradualmente sperimentarsi con la quotidianità, accedendo progressivamente a livelli di autonomia e indipendenza differenti. Non sempre i servizi invianti sono in grado di offrire risorse residenziali o semi residenziali che possano permettere al paziente un tempo intermedio, in cui sia possibile costruire le condizioni per l'accompagnamento ad una opportuna conclusione del percorso comunitario.

L'acquisizione della nuova struttura (Cascina Borasi), adiacente a quella già in uso, permetterà ad alcuni pazienti, giunti alla fase avanzata del loro progetto terapeutico, di godere di un ulteriore periodo residenziale volto ad attivare risorse che permettano a ciascuno di rientrare sul territorio di provenienza in un contesto protetto, ma al tempo stesso progettuale. Contemporaneamente libererà dieci posti letto offrendo così a dieci pazienti, attualmente in lista d'attesa e bisognosi di un rapido ricovero, l'opportunità di essere accolti.

 

Trattamento psicofarmacologico

La maggioranza dei pazienti è in trattamento psicofarmacologico più o meno continuativo.

Le Comunità Il Montello accolgono soggetti che assumono terapia metadonica.

Anche la modalità con cui vengono trattate le questioni legate all'assunzione della terapia farmacologia hanno la finalità di trattare il legame di ciascun soggetto con il farmaco, cercando di cogliere quale funzione rappresenta per il soggetto, in quale luogo del suo discorso è situata l'assunzione della terapia farmacologia.

 

Funzione dell'operatore di riferimento

Ogni ospite delle Comunità Il Montello può fare riferimento ad un operatore, educatore o psicologo, che prende in carico individualmente il paziente attraverso la costruzione di un trattamento che abbia come finalità la costruzione di un rapporto regolato con l'Altro sociale che, nella maggior parte dei casi, si manifesta a questi soggetti come fortemente invasivo.

Tale costruzione avviene attraverso il ricorso alle differenti attività che le Comunità mettono a disposizione dei propri ospiti:

Laboratori

“Non c'è Laboratorio se non a posteriori: esso ci sarà stato
nel momento della presentazione della sua opera”.

Questa frase mi sembra mettere bene in rilievo la modalità attraverso cui le attività chiamate “laboratori” si sono costituite come dei luoghi di trattamento, nel momento in cui ci si da come finalità la produzione di soggetto.

L'esperienza di questi anni ci ha consentito di reperire alcuni punti fondamentali:

  • Un laboratorio deve poter svolgere una funzione all'interno di un legame che si costituisce tra gli individui che vi partecipano. Differente è ciò che si svolge in un laboratorio quando ha a che fare con il ruolo, che si trova a coincidere con il riconoscimento burocratico di un luogo di potere;
  • Un laboratorio testimonia dei legami che si istituiscono, e questo consente di reperirvi elementi preziosi per il trattamento di ciascun soggetto;
  • Non va da sé che uno spazio diventi luogo. Perché si costituisca un collettivo che lavora, ci vuole infatti uno spazio che rappresenti un investimento, che ci sia un oggetto attorno a cui si investe;
  • L'aspetto organizzativo è quello simbolico che funziona come cornice, come contenimento per il soggetto;
  • L'importanza di trovare un posto per il prodotto di un laboratorio, nel senso di prenderlo in una rete simbolica.

 

Una caratteristica dei laboratori al Montello è la flessibilità , elemento che consente che si la produzione di un' esperienza legata ad un sapere inedito (per gli operatori del Montello e per gli ospiti).

Ad esempio nel laboratorio stireria, la finalità non è solo stirare, ma, attraverso l'operatore, poter parlare di quello che si fa: questo, retroattivamente, consente di attivare quelle risorse psichiche che permettono ai soggetti implicati di funzionare anche sul piano pratico.

Attualmente sono in corso di svolgimento i seguenti laboratori:

 
  • LABORATORIO INFORMATICA
  • LABORATORIO ATTIVITA' AGRICOLE
  • LABORATORIO STIRERIA
  • LABORATORIO CUCINA
  • LABORATORIO EQUITAZIONE
  • LABORATORIO CALCIO
  • LABORATORIO PULIZIE
  • LABORATORIO BIBLIOTECA

 

LABORATORIO CORTOMETRAGGIO

La ricchezza, forse unica del Laboratorio Corto, è data dalla possibilità che esso offre di lavorare su più piani: la scrittura, la recitazione, la scenografia. Ciò consente a ciascuno di trovare una propria modalità, assolutamente soggettiva e singolare di impegnarsi nella realizzazione di un prodotto collettivo.

Da un punto di vista clinico, la posta in gioco più grande del Laboratorio, è stata quella di poter lavorare/trattare il linguaggio (nella fase della sceneggiatura), lo sguardo (nella fase delle riprese), la voce (recitazione). È proprio rispetto a questi oggetti diversi che si è dato, per ciascun ospite, un modo specifico di relazione con il prodotto-corto e con gli altri partecipanti.

 

LABORATORIO QUOTIDIANI E INFORMAZIONE

Partendo dalla considerazione che la politica e il sociale non sono chiusi fuori dalla porta della Comunità, ma intimamente connessi e legati alla vita degli ospiti – intesi innanzitutto come cittadini e soggetti politici –, il Laboratorio si é proposto lo scopo di fornire alcuni strumenti per l'analisi dell'informazione.

Il giornale, al contrario di un racconto, non è per sua natura un testo la cui cornice sia circoscritta. Esso è aperto in modo, per così dire, diacronico, ed anche in modo sincronico. La prima pagina di un quotidiano apre una quantità di finestre che non è facile trattare senza incorrere nel rischio che ciascuna porti con sé una deriva di significanti.

Ma anche quando, da questa molteplicità e frammentazione, si riesce ad estrarre una notizia per seguirne lo sviluppo nel corso delle settimane è inevitabile che restino delle lacune. È risultato così che gli incontri più efficaci fossero proprio quelli che si concentravano sulla lettura di articoli, fotocopiati, tratti da giornali diversi (non tutta una pagina, quindi, ma una sola notizia), lettura nella quale era chiesto a ciascuno di cercare di limitarsi il più possibile a quanto si poteva estrarre dalla letteralità del testo, prescindendo da qualsiasi altra informazione in proposito. Restava però una certa parzialità nella scelta: perché la politica e non la cronaca, perché la guerra e non i problemi sociali? Quando, nel corso dei mesi, la guerra ha preso a occupare le prime pagine, si è deciso di concentrare l'attenzione su queste notizie.

E' sembrato così opportuno proporre di svolgere piuttosto una ricerca, qualcosa che potesse concludersi con la presentazione di un testo, o di un documentario. Si è inoltre domandato ad ogni partecipante non solo di scegliere un tema specifico, meglio una sola parola che potesse servire da punto di riferimento nella ricerca, ma anche di valutare se preferiva utilizzare il mezzo visivo o la parola scritta. Si vuole in questo modo consentire a ciascuno di trovare, rispetto a quello che resta un tema comune, una possibilità di scelta individuale.

 

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